Meno rigida con un abbraccio

Se c’è una cosa che i miei amici affettuosamente mi rimproverano è una certa rigidità. Sostengo le mie idee con convinzione, sono assertiva, mi piace avere il controllo della situazione. Sono abba-stanza soddisfatta della mia vita relazionale ma noto che fatico a mettermi nei panni degli altri, ad assumere il loro punto di vista. E normale, credo, tutti vogliamo aver ragione e cerchiamo di non farci mettere i piedi in testa. Il prezzo da pagare, però, è che spesso si entra in conflitto. Per migliorare questo aspetto del mio carattere mi hanno parlato del TangoOlistico, un metodo che usa l’abbraccio e alcune dinamiche del tango argentino per facilitare la comunicazione interpersonale. Mi è sempre piaciuto ballare così mi sono incuriosita e ho prenotato un incontro con Massimo Habib, l’ideatore del metodo. Lui mi ha accolta con un sorriso e mi ha fatto subito togliere le scarpe. E poi mi ha chiesto di seguirlo nella stanza dove si sarebbe svolta la seduta.

Il TangoOlistico è un originale metodo terapeutico che utilizza il ballo argentino per migliorare l’autostima, la comunicazione, il rapporto di coppia

il corpo non mente

Nella stanza, ampia e luminosa, ci sono uno stereo, due poltrone, alcuni materassini. Mi siedo pensando di dover esporre il mio problemae invece no: il terapeuta mi invita ad alzarmi, a chiudere gli occhi e a farmi guidare da lui in un ballo. Mi avvolge nel suo abbraccio e cominciamo a muoverci sulla musica. Cerco di rilassarmi e di superare l’imbarazzo per un contatto così intimo con un estraneo. Quasi sento più il suono del suo respiro profondo e regolare che non le note del brano. Al contrario, mi accorgo che il mio respiro è un po’ trattenuto. Una voi seduti lui mi spiega che si comincia sempre con un ballo neutro in cui l’operatore interviene pochissimo perché si mette in ascolto dell’energia del suo “paziente”. Quindi propone dei movimenti per stabilire una connessione ed è attento a tutto ciò che gli trasmetto. Nei balli successivi questo servirà come base a una sorta di dialogo non verbale dove sarà il corpo a esprimersi nella sua autenticità. Gli spiego che mi piacerebbe essere un po’ più flessibile, riuscire ad accogliere il punto di vista di un’altra persona senza averne paura. Sembra che il problema abbia molto a che fare con la qualità dell’ascolto così lui mi propone di affinarlo sperimentando entrambe i ruoli che caratterizzano il tango argentino: quello attivo e quello ricettivo.

L’importanza dell’ascolto

Nel ballo successivo, però, è ancora lui a guidarmi, sulle note di un brano molto emozionante. Mi abbandono un po’ di più e mi godo l’esperienza ma a un certo punto lui avvicina la mia mano destra alla sua spalla e se la fa poi scivolare verso il cuore. L’abbraccio si fa chiuso su entrambi i lati. Le pause si prolungano. E’ tutto un po’ strano ed intimo per i miei gusti. Mi piace ma mi sento anche a disagio. Quando torniamo a sederci Habib mi spiega che ha voluto creare un ambiente ricettivo capace di amplificare la mia parte ricettiva quella appunto legata al sentire, all’emozione, all’apertura e all’ascolto. Quando lui ha cambiato il suo modo di ballare gli ho trasmesso alcune cose che gli sono arrivate forti e chiare. Nel TangoOlistico c’è sempre una fase di osservazione a cui segue una fase di interpretazione.

Cambi di guida

Nei balli successivi ci accorgiamo entrambi che avrei voglia di prendere il controllo della situazione. Habib mi spiega cosa è successo a livello di comunicazione dei corpi. Proposta e ascolto si sono sovrapposti: è come se la sua voce venisse un po’ zittita dalla mia, dinamica che ad un certo punto ci ha fatto perdere l’equilibrio. Più lui ha alzato il volume, intensificando la sua guida, più io ho alzato il mio per stare al passo. Concedendosi all’ascolto, si ottengono subito due risultati, nel TangoOlistico come nella vita: il primo, chi parla non è più costretto ad urlare per farsi sentire; il secondo, chi ascolta è in grado di comunicare il suo messaggio in modo più chiaro ed efficace. Quando passo a guidare io capisco, mi accorgo di tutta la difficoltà nel far capire all’altro le mie intenzioni e di come sia importante creare attraverso l’abbraccio un contenitore energetico accogliente e piacevole.

Fidarsi di sé

Habib mi descrive come si è sentito e mi aiuta a capire come il passaggio dal ruolo attivo al ricettivo, e viceversa, sia anche un modo per sperimentare due parti entrambe presenti in noi. ecco perchè quando balliamo con qualcuno, lo facciamo in una certa misura anche con noi stessi. Ci abbandoniamo alla nostra parte attiva. Il TangoOlistico usa il cambio di ruolo per ammorbidire questa contrapposizione interiore.

Il risultato è più vicino

Il terapeuta mi dice che ad un certo punto il mio abbraccio è diventato più caldo e accogliente, e questo ha cambiato tutt: è andato via via migliorando il mio contatto con me stessa e lui lo ha sentito su di sé. Alla fine siamo arrivati al punto: è la mia scarsa autostima a rendere difficile l’aprirmi davvero agli altri. Questo esercizio mi ha fatto capire che certi risultati sono proprio lì davanti a me, a portata di abbraccio.

Di Chiara Biasiol per Silhouette